Quanti parlamentari servono per l’ Eurozona?

Povera segretaria della Camera.  Durante l’elezione del capo dello Stato, una delle cose piu’ sconvolgenti e’ stato il lungo elenco di “grandi elettori” che la segretaria doveva snocciolare e chiamare, nome per nome.   Guardavo la TV in diretta dalla Camera con la speranza di avere dei risultati presto e invece, uno dopo uno, ecco l’appello dei nomi, in rigoroso ordine alfabetico. Non finiva mai… Ma quanti sono, mi chiedevo? Piu’ di mille.

Se ci sono state sei votazioni, la segretaria avra’ dovuto chiamare per 6 volte 1000 elettori.  E l’ On. Boldrini avra’ letto migliaia di schede. Poverina. Va bene, e’ il suo lavoro, ma e’ proprio indispensabile che per eleggere un capo dello Stato ci sia bisogno di mettere d’accordo 1000 persone gia’ a loro volta elette attraverso procedure democratiche?  Vista l’abitudine millenaria degli italiani a pensare ognuno diversamente dall’altro, non sono proprio questi numeri a creare piu’ incertezza e piu’ instabilita’?

Il Parlamento italiano e’ formato in tutto da 945 deputati e senatori.  Il governo di solito comprende non meno di 20 ministri, quando va bene, cui vanno aggiunti i vice ministri e sottosegretari.  A parte i costi di gestione di un apparato del genere, e’ proprio necessaria tutta questa gente per prendere decisioni?

Ma non fermiamoci all’Italia e andiamo oltre. In Lusssemburgo, paese con appena 500,000 abitanti, i parlamentari sono 60, in Belgio 221, in Spagna 614, in Germania 622 (piu’ i 69 del Bundesrat), nella Repubblica Ceca ben 281, in Finlandia (5 milioni di abitanti) addirittura 200….

Ferma un attimo, ma nell’Eurozona quanti cittadini ci sono? Circa 330 milioni.  E quanti parlamentari ci sono in tutto? Beh, ho fatto i calcoli e sono arrivato alla iperbolica cifra di 5554!!! Cioe’, ogni qualvolta va presa una decisione, magari urgente e rilevante per l’intera Eurozona, andrebbero interpellate 5554 persone, se – come avviene in ogni sistema democratico – la sovranita’ resta nei parlamenti nazionali e l’esecutivo e’ appunto solo un esecutivo.

5554 persone per 330 milioni di abitanti.  In America ne bastano 535 (tanti sono i membri del Congresso) per 315 milioni.  E’ vero’, gli stati americani a loro volta hanno dei mini parlamenti locali, anche se molti funzionano “part time”.  Ma allora vogliamo parlare dei nostri consigli regionali? Dei parlamenti dei länder tedeschi? Di quelli delle regioni in Spagna?  Del fatto che il Belgio con dieci milioni di abitanti ha in pratica gia’ due parlamenti?

E’ proprio cosi’ difficile gestire l’Europa da richiedere tutte queste teste pensanti?   E mi sono fermato ai 17 Paesi dell’Eurozona, non mi sono allargato ai 27 Paesi EU: probabilmente, se li tiriamo dentro, e consideriamo anche i parlamentari europei, il numero raddoppia: 10,000!

Se a questo si aggiunge che ogni governo di un Paese dell’Eurozona ha in media una quarantina tra ministri e sottosegretari (lo so, in Italia sono molti di piu’  ma ho fatto una media tenendo conto dei paesi piu’ piccoli), si arriva ad un’altra iperbolica cifra: 680 membri dell’esecutivo solo nell’Eurozona.  In America ne bastano un centinaio.

Ma andiamo oltre: guardando i risultati delle elezioni non solo italiane, ma anche di altri paesi come l’Olanda, la Francia ma anche minuscoli come l’Estonia o la Slovacchia, ho notato che non vi sono quasi mai meno di otto partiti o “movimenti” che dir si voglia rappresentati nei parlamenti nazionali.   Ovviamente, questi partiti non sono collegati l’uno all’altro: si tratta di partiti, appunto “nazionali”. E’ rarissimo che si parlino, e’ raro che coordinino le loro azioni, i loro programmi con i vicini di casa.

Quindi ogni volta che nell’Eurozona si devono prendere decisioni critiche, fondamentali, andrebbero consultati 5554 parlamentari (i quali poi magari in alcuni paesi saranno anche obbligati a consultare membri dei consigli regionali), 680 membri dell’esecutivo e tenere conto dell’opinione di ben 136 partiti politici!!!

Cominciamo adesso a capire perche’, nonostante le ostilità tra i repubblicani e democratici, l’America e’ stata in grado di prendere decisioni rapide su molti problemi che attanagliavano la sua economia, e se ne vedono gli effetti, mentre l’Eurozona e’ paralizzata e l’unica entita’ in grado di agire velocemente, ma con molti limiti, e’ la BCE.

Immaginate se l’Oregon fosse in grado di bloccare decisioni del Congresso che vanno a beneficio di tutto il Paese o se il Vermont avesse otto partiti politici con radici storiche e programmi diversi da quelli degli otto partiti del suo vicino di casa Massachussets. Sarebbe pura follia.

Ebbene, questa e’ la situazione dell’Eurozona.

La soluzione e’ talmente ovvia da non necessitare nemmeno di essere esplicitata. Non e’ ne’ una soluzione ne’ di sinistra, ne’ di destra, ne’ di centro, categorie che non hanno alcun significato quando si parla di questi problemi.  Si tratta, molto semplicemente, di architettura, di semplificazione e di efficienza.

E’ ovvio che bisogna darsi una forma federativa diversa da questa instabile “confederazione” attuale, in cui il metodo intergovernativo impera con le conseguenze deleterie che  abbiamo visto.  Se ne guadagnera’ in efficienza e velocita’ di decisione senza peraltro ridurre la rappresentativita’ democratica di coloro che prenderanno le decisioni, anzi aumentandola visto che il parlamento federale sarà un vero parlamento che elegge un vero governo.  Ed e’ anche ovvio che senza partiti politici organizzati su basi europee sara’ impossibile giungere a questo obiettivo.

Non si puo’ continuare cosi’.

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International lawyer, political campaigner, convinced liberal and eurofederalist

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Pubblicato su International politics

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