Il vero dito nella piaga: il rapporto FMI

Come noto, la settimana scorsa il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato un’analisi molto approfondita della situazione greca e degli interventi che sono stati fatti in passato per risolvere una crisi del debito che ha lasciato il Paese in situazione catastrofica. I giornali hanno sintetizzato il messaggio del FMI come un messaggio di “scuse” ad un Paese che sarebbe stato trattato male dalla cosiddetta troika composta dalla BCE, dalla Commissione e FMI.

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Come in tutti i casi di semplificazione a fini mediatici, anche in questo caso non tutti i giornali hanno spiegato esattamente il contenuto del rapporto FMI.

Prima di tutto, il Fondo ha evidenziato anche le colpe del governo greco, che ha falsificato i conti pubblici e la cui inadeguatezza dal punto di vista amministrativo-istituzionale si è manifestata nell’assoluta incapacita’ (prima e durante la crisi) di intaccare i grandi patrimoni dei vari plutocrati greci che hanno continuato indisturbati a spostare soldi fuori dal Paese. Atteggiamento questo culminato nell’inspiegabile processo al giornalista che aveva rivelato la famosa Lista Lagarde con i nomi dei politici greci che avevano conti in Svizzera. Non bisogna quindi mai dimenticare che un altro nemico dei greci e’ stata la propria classe politica (il che non ci consola molto, in quanto in democrazia la classe politica dovrebbe essere espressione delle preferenze della maggioranza dei cittadini…).

Inoltre, e questa e’ a mio avviso l’analisi piu’ significativa, il Fondo ha messo in luce contraddizioni e ritardi inaccettabili nel modo in cui sono stati decisi gli interventi da parte della UE e quindi degli stati membri che hanno preso le decisioni fondamentali. Protasilaos Stavrou, un esperto di economia e politica europea a Brussels, ha sintetizzato l’analisi del FMI in maniera molto efficace:

– All’inizio della crisi, c’e’ stata una notevole “timidezza” da parte degli stati membri nel destinare adeguati fondi per il salvataggio iniziale, il che non ha quindi avuto l’effetto sperato di tranquillizzare coloro che avevano investito in titoli greci, mentre allo stesso tempo veniva promesso che non ci sarebbe stata alcuna ristrutturazione del debito greco.

– Poi, nel luglio 2011, il Consiglio Europeo (formato quindi dai leaders dei Paesi membri) si e’ dovuto rimangiare le parole, autorizzando una ristrutturazione del debito con decurtazione del 21% del valore dei titoli in mano ai creditori (nonostante avesse detto che cio’ non sarebbe stato consentito).

– Appena tre mesi dopo, il Consiglio di nuovo aumenta la decurtazione al 50%.

– Infine, con il programma chiamato Private Sector Involvement, in practica sono state spostate le perdite al settore privato, con danno alle banche cipriote e greche che erano molto esposte sui titoli greci.

Il Fondo punta il dito soprattutto contro l’imprevedibilita’ e contraddittorieta’ delle mosse europee durante tutta la “saga” . Tutto cio’ era ovviamente inevitabile, se si considera che le decisioni sulla situazione greca non sono state prese da un governo europeo – che non esiste – ma dai rappresentanti degli Stati attraverso il Consiglio Europeo, le riunioni dell’Eurogruppo, i meeting a due (Francia-Germania), a tre (Francia-Germania-Italia), etc.

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Sappiamo tutti come funzionano queste riunioni intergovernative: ognuno arriva con la sua agenda e con un mandato preciso di fermarsi ad una cifra X, si fanno concessioni reciproche e il piu’ forte (o in questo caso quello che deve contribuire piu’ soldi) cerca di imporre le proprie condizioni. L’imprevedibilita’ e contraddizione proviene proprio da questo sistema in cui la Commissione non e’ un vero governo europeo, ma le sue decisioni in campi come questo sono dettate, ovviamente, da chi alla fine dovra’ pagare il conto. Se costui ha in mente solo il cosidetto interesse nazionale o portare a casa una qualche vittoria che lo faccia apparire bello davanti ad un’opinione pubblica influenzata da giornali che dell’Europa non parlano quasi mai, non puo’ che cercare di allungare i tempi e posticipare decisioni che possono apparirgli impopolari. Quando va tenuto conto dell’opinione di dieci o dodici governi nazionali diversi che si comportano in questo modo, dal minuscolo Lussemburgo alla Germania, la cacofonia e la confusione crescono. E un problema come quello greco che forse avrebbe potuto essere risolto velocemente gia’ dal 2010 viene lasciato ingigantire fino ad assumere proporzioni tali da minacciare addirittura la tenuta dell’unione monetaria.

Sebbene il FMI ammetta anche le proprie colpe, a mio avviso la maggiore utilita’ del rapporto e’ nell’aver evidenziato che un sistema di gestione degli affari europei e dell’Eurozona basato sul sistema intergovernativo, in cui i governi si scontrano come in un incontro di boxe pensando ognuno a come portare a casa una “vittoria”, qualsiasi essa sia, non funziona e non puo’ funzionare.

Il sistema governativo federale e’ l’unico sistema che puo’ salvare l’Europa da se stessa.

Se ci fosse stata una Federazione, infatti:

– il governo federale avrebbe avuto risorse finanziarie proprie per far fronte a emergenze quali quella greca.

– Le decisioni sarebbero state prese molto piu’ velocemente.

– Inoltre, in una federazione come da noi auspicata, e’ difficile che un problema come quello greco si ripresenti: dopo la mutualizzazione dei debiti degli stati membri (in parte o per intero) che accompagnerebbe la nascita di una federazione, gli stati membri presterebbero molta piu’ attenzione a non indebitarsi piu’ di quanto possono permettersi perche’ sarebbero esposti per l’ammontare del debito non mutualizzato.

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International lawyer, political campaigner, convinced liberal and eurofederalist

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