La Reputazione dell’Italia e le Scelte Difficili

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In un bell’ articolo di fondo sul Corriere di ieri, Angelo Panebianco ci ricorda come alcuni episodi recenti abbiano ulteriormente incrinato la reputazione e l’affidabilita’ dell’Italia: il caso kazako, definito dalle Nazioni Unite una “extraordinary rendition”, e cioe’ non molto diverso da cio’ che la CIA e il SISMI fecero con il mullah Omar nel 2003 (quindi la Shalabayeva e’ stata trattata come il mullah-ma in questo caso alcuni dei responsabili sono in galera); la questione dei due maro’ in India (con il “balletto” di decisioni, prima li teniamo in Italia poi li restituiamo con garanzie poco chiare); e infine il temporeggiare inconcludente sugli F-35. Credibilita’ gia’ peraltro messa in dubbio dalla debolezza dei due governi passati (l’uno per l’improponibilita’ all’interno delle democrazie occidentali di un leader accusato di svariati reati, l’altro perche’ purtroppo governo a tempo) e del governo attuale, che per le divisioni interne ad una delle forze politiche di maggioranza non puo’ che mirare a compromessi al ribasso, cioe’ si fa il minimo indispensabile. Ma soprattutto Panebianco ci ricorda anche che nel mondo di oggi pensare che l’Italia possa sostenere una politica estera e di difesa per cosi’ dire “altalenante” confidando sulla propria “indispensabilita’” e magari in totale dissonanza con l’alleato americano, sia del tutto velleitario: una chimera anche pericolosa in quanto puo’ esporre l’Italia a seri problemi di sicurezza che alla fine travolgeranno tutti:

Travolgeranno i “pacifisti” ad oltranza, quelli cioe’ che pensano (giustamente peraltro; come si fa a non essere d’accordo?) che un mondo senza guerre sia il migliore dei mondi possibili, ma dimenticano la realta’ in cui viviamo in cui a parte gli Stati Uniti (dove la spesa militare e’ ancora troppo elevata rispetto alle necessita’ e possibilita’) molti altri Paesi continuano ad aumentare le proprie spese militari: Cina ed India in primis, ma non solo. E dimenticano anche che durante il World Summit del 2005 le Nazioni Unite hanno indicato che l’instabilita’ di alcune aree del mondo e i cosiddetti “failed states” – gli stati che si disgregano o perdono controllo sul proprio territorio – e le guerre civili che si trasformano in enormi genocidi saranno i rischi principali da affrontare e che la capacita’ degli altri paesi piu’ stabili di intervenire in queste aree come “last resort” se falliscono tutte le altre opzioni resta fondamentale. Il che significa in pratica mantenere un minimo di capacita’ militare anche offensiva e non solo difensiva (proprio quello che gli F-35, pur con tutti i problemi, consentirebbero).

Travolgeranno gli anti-americani, quelli che vedono nell’America tutto il male possibile, che pensano che lo zio Sam stia continuamente tramando contro i propri cittadini e contro gli altri e non vedono l’enorme differenza tra l’America sfrontata e aggressiva di Bush e quella di Obama. Ne’, nel loro anti-americanismo viscerale sembrano notare che esistono Paesi, alcuni dei quali molto piu’ vicini geograficamente a noi, che opprimono le liberta’ dei propri cittadini (di opinione, di religione, di stampa) in maniera cento volte maggiore e che intrudono allegramente nei sistemi di difesa ed industriali altrui per carpirne segreti. E le cui intenzioni sono indecifrabili. Basti pensare a questo: l’America pubblica un “green book” ogni anno che descrive i propri impegni militari e strategici e i fondi destinati alla difesa (poi arriva pure un Julian Assange che cerca di rivelare tutto il resto…). Ad oggi, invece, nessuno sa quanto effettivamente la Cina spenda in materia di difesa e quali siano i suoi obiettivi strategici (segreto di Stato coperto gelosamente, anche se si intravedono timidi segnali di trasparenza) ne’ se l’Iran abbia o no la bomba atomica.

E travolgeranno infine i nazionalisti di destra che pensano che l’Italia possa e debba, da sola, avere una posizione internazionale cosi’ strategica e rilevante da poter dire e fare cio’ che desidera. Anche loro sbagliano di grosso, visto che il nuovo scacchiere internazionale e la situazione economica non ci consentono politiche di “grandeur” simil-francese (Libia e Mali hanno dimostrato tra l’altro che non le consentono nemmeno piu’ alla Francia!) e visto che per dimensioni e posizione l’Italia non puo’ isolarsi dal resto d’Europa.

Cosa fare per invertire questa tendenza, per interrompere questo “lasciarsi andare” e sperare che qualcun altro comunque verra’ sempre a toglierci le castagne dal fuoco? C’e’ ovviamente, una soluzione a tutti questi dilemmi: una politica di difesa ed estera COMUNE all’interno dell’Europa; o perlomeno dei 18 paesi che fanno parte della Eurozona.

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Pensateci:

I pacifisti si sentirebbero piu’ tranquilli in quanto cio’ comporterebbe una razionalizzazione e quindi progressiva riduzione delle spese militari nel senso di una maggiore efficienza, liberando risorse per la spesa sociale piu’ urgente. Inoltre l’Europa potrebbe chiedere (e molto probabilmente ottenere) un seggio unico al Consiglio di Sicurezza dell’ONU che avrebbe ben piu’ peso di quanto possa averlo oggi quello della Francia, consentendo quindi di iniziare e portare avanti SERIAMENTE un discorso sul potenziamento delle Nazioni Unite e dei sistemi di prevenzione e arginamento dei conflitti intra-stato che per ora sono molto limitati.

Gli anti-americani saprebbero che un’Europa con una politica estera e di difesa armonizzata avrebbe anche capacita’ maggiore di poter dire “no” a posizioni irragionevoli dell’alleato americano e anche una maggiore indipendenza dallo stesso nella realizzazione di sistemi di difesa, beneficiando della potenza combinata dell’apparato industrial militare di paesi come la Francia,la Germania, l’Olanda, nonche’ il nostro.

I nazionalisti di destra. Ecco, forse loro sarebbero delusi, lamenterebbero la “cessione di sovranita’”, rivangherebbero con nostalgia i bei tempi in cui l’Italia dominava il Mediterraneo, e magari anche i tempi in cui avevamo delle colonie. Poco male, questi futuri “delusi” (non solo in Italia) svaniranno nel tempo, come tutti i fenomeni che si muovono in senso opposto alla storia.

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International lawyer, political campaigner, convinced liberal and eurofederalist

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Pubblicato su Italian politics
3 comments on “La Reputazione dell’Italia e le Scelte Difficili
  1. unavitaazigzag ha detto:

    D’accordo su tutto, tranne che sulla necessità di farci rifilare gli F35, in questo momento specifico, dato che sono una costosissima ‘sòla’ e dato l’articolo 11 della Costituzione, con il quale si impediuscono azioni offensive. Sulla ‘difesa’ – quindi sul collaborare finanziariamente per l’acquisto e sull’addestramento di personale di altri paesi di ALTRI aerei (Canada, Francia e Turchia hanno già detto ‘no’ grazie agli F35) potenti e di vera difesa – d’accordissimo.
    Il nostro Parlamento ha fatto una scelta profondamente sbagliata approvandone definitivamente la spesa.

  2. Marco ha detto:

    Purtroppo, come ho cercato di spiegare con un altro articolo, la “frittata” sugli F-35 è stata fatta e conviene a conti fatti andare avanti, facendo però i dovuti controlli su quello che fanno i nostri cugini americani (e pretenderlo). Nessuno ha fatto una stima attendibile dei costi che dovremmo affrontare per dotarci di caccia alternativi visto che gli Eurofighter Typhoon hanno funzioni limitate e pare saranno già vecchi entro 4-5 anni. E poi, si parla di disoccupazione: e tutti quelli che dovrebbero costruire le parti degli F-35? E le basi che li dovrebbero ospitare, etc. Finchè qualcuno non viene con calcolatore alla mano a dire, risparmiamo 13 miliardi, buttiamo a mare quanto abbiamo investito finora e spendiamone molto di meno per avere lo stesso risultato, conviene andare avanti. Con tutti i dubbi che restano, ma alternative realistiche non sembrano esistere. Per quanto riguarda le azioni offensive, secondo te che cosa è stato fatto in Kosovo? E cosa avremmo dovuto fare in Rwanda? Si può restare seduti a guardare mentre un gruppo di uomini stermina un altro? E’ “difensivo” o “offensivo”intervenire? Quando magari c’e’ un mandato ONU?

    • Ringrazio della risposta al commento.
      Hai ragioni sui conti non ancora fatti per alternative migliori e che la ‘frittatona’ fatta risale ormai a molti anni fa-
      Sta di fatto che sono una costodissima ‘sola’ e già tre paesi del Patto Atlantico, correggimi se sbaglio, vi hanno rinunciato.
      Quanto al lavoro creato o creabile, sfondi porti aperta, sono un vecchio socialista, o laburista, meglio, però anche l’Ilva dà lavoro… e morte e distruzione ambientale, dopo corruzioni a tutti i livelli.
      Mandato ONU da onorare, ci mancherebbe, finché non chiedono di fare guerra, non rafforzare la pace.
      Bisogna sempre cercare di aiutare ad aiutarsi, inanzi tutto, rispettando Costituzione.
      Ma ovviamente d’accordissimo su EFAF, European Federation Armed Forces: risparmio, potenza, efficacia.

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