La scelta importante del 16 luglio

SEAE

Quale dovrebbe essere la politica della UE nei confronti della Russia? E della Cina? E degli Stati Uniti? E’ possibile avere una politica unitaria o dobbiamo rassegnarci all’idea che queste potenze continentali giochino “divide et impera” con noi per i prossimi 5 anni?

In che modo è possibile per l’Europa influenzare gli eventi in Medio Oriente?

Quale dovrebbe essere il ruolo dell’Europa nella crisi politica che attanaglia il Nord Africa e che tra l’altro è all’origine di flussi migratori che sembrano inarrestabili?

Come possiamo assicurare che i singoli stati europei conservino una posizione di rilevanza negli organismi internazionali come il FMI, la Banca Mondiale, l’ONU?

E’ tollerabile, dal punto di vista finanziario perlomeno, che i Paesi della UE mantengano ancora oltre 3200 tra ambasciate e consolati al mondo con decine di migliaia di addetti o e’ tempo di procedere a passi decisi verso poche, grandi, utili ed efficienti ambasciate e consolati con 28 bandiere?

A tutte queste domande dovrà contribuire a dare risposta anche e soprattutto la persona che dopo essere stata indicata dal Consiglio Europeo di oggi verrà probabilmente confermata dal Parlamento Europeo.

Distratti da seri problemi economici e, forse, dalla riforma elettorale e dal Mondiale appena passato, gli italiani hanno fatto poca attenzione a un evento carico di implicazioni per il ruolo che gli europei vorrano darsi nel mondo. Durante il Consiglio Europeo di oggi, 16 luglio, verrà indicato infatti il nome del candidato al ruolo Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune, che, essendo a capo del Servizio Esterno di Azione Europeo (SEAE), svolge di fatto il ruolo di ministro degli esteri della UE, con competenze molto vaste che si estendono anche a questioni economiche e di sicurezza internazionali.

Per comprendere il compito immane che attende chiunque ricopra questa posizione basti pensare che dovrebbe per esempio:

Rafforzare il SEAE, cosa che può avvenire solo indebolendo le pretese dei paesi membri (e soprattutto di alcuni) di portare avanti una politica estera non coordinata con gli altri. Troppo spesso negli anni scorsi il SEAE ha avuto le mani bloccate. Servirebbe quindi una persona autorevole che sia rispettata dai vari ministri degli esteri soprattutto di paesi come il Regno Unito, Francia, Germania, l’Italia e la Polonia.

Promuovere un’unità di intenti europea nei rapporti con la Russia soprattutto su temi come la situazione ucraina, anche se questo può significare il perseguimento di obiettivi non allineati con quelli del proprio paese di appartenenza. Servirebbe quindi una persona che abbia totale indipendenza dal governo in carica nel paese membro che l’ha espressa e allo stesso tempo qualcuno che se necessario sappia prendere posizioni forti anche se scomode mentre siede dall’altra parte del tavolo con un uomo come Vladimir Putin.

Promuovere un’unità di intenti europea nei rapporti con le due superpotenze di fatto, Cina e Stati Uniti, ricordando alla prima che la reciprocità assoluta deve essere la linea guida nei rapporti economici e alla seconda che se si vuole avere un accordo così indispensabile e necessario per la ripresa dell’intero Occidente come il TTIP, ci deve essere assoluta chiarezza e intransigenza sul rispetto della privacy dei cittadini europei. Servirebbe quindi una persona che conosca l’America e che abbia ben chiaro che non esiste al momento altro alleato dell’Europa se non gli USA. E una persona che abbia anche la capacità di resistere alle pressioni di quelle aziende europee ancora convinte delle promesse dell’Impero di Mezzo.

Dare all’UE un ruolo fondamentale nel Medio Oriente, strappando la leadership (peraltro declinante) tradizionalmente assunta da Regno Unito e dalla Francia. Serve quindi di nuovo una personalità forte e autorevole capace di troneggiare sui vari Laurent Fabius o William Hague (di recente peraltro sostituito da Philip Hammond) di turno.

– Infine, rilanciare con forza il dialogo ormai interrotto su temi importanti per la sopravvivenza stessa dell’umanità come i cambiamenti climatici e la proliferazione nucleare.

E questi sono solo i compiti più urgenti.

Purtroppo, guardando i profili dei candidati che, secondo la maggior parte dei media, sono scesi in pista per il ruolo di Alto Rappresentante (Carl Bildt, Radoslaw Sikorski, Federica Mogherini e Kristalina Georgieva) è difficile intravedere quella “personalità” che abbia se non tutte almeno la maggior parte delle caratteristiche sopramenzionate. Carl Bildt, per la sua passata esperienza come primo ministro svedese e l’esperienza difficile maturata nella palude dei Balcani negli anni ’90, è forse quello che si avvicina di più, anche perchè la tradizionale posizione neutrale della Svezia giocherebbe a favore della sua abilità reale di costruire un interesse “europeo”.

Purtroppo però dalle indiscrezioni sembra che la scelta verrà dettata non dall’ esperienza trascorsa del candidato o dalla sua abilità di svolgere effettivamente il ruolo di un ministro degli esteri europeo che conti molto più dei singoli ministri dei sempre più insignificanti 28 stati, spesso gelosi l’uno dell’altro. Invece, essa verrà dettata da criteri di spartizione basati quasi esclusivamente sulla nazionalità del candidato.

Peccato. Se dovesse prevalere questa linea, sarà molto difficile vedere la nascita di una vera, forte politica estera europea dopo anni di assenza e invertire quell’irrilevanza cui il continente sembra volersi abbandonare, preda di rigurgiti nazionalisti che hanno però alle spalle solo il ricordo labile di una irrecuperabile potenza nazionale.

Tutto questo conta, e conta molto di più del Mondiale di calcio, o del Senato italiano o del dibattito sull’immunità o di altri futili dibattiti che si vedono imperare sulle pagine di quotidiani francesi o tedeschi. Conta molto di più perchè da questa nomina dipende anche la posizione futura dell’Europa nel mondo.

E’ quindi veramente deplorevole che venga trattata con criteri di spartizione da manuale Cencelli europeo.

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International lawyer, political campaigner, convinced liberal and eurofederalist

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Pubblicato su International politics
2 comments on “La scelta importante del 16 luglio
  1. Matteo Latini ha detto:

    Caro Marco,
    purtroppo l’Alto Rappresentante non sarà una figura forte finché non lo decideranno i 28 governi degli stati membri che, praticamente senza eccezione, frenano sulla creazione di una vera politica estera e in alcuni casi traggono vantaggio dall’indecisione nella quale lasciano il Servizio di Azione Esterna non consentendogli di prendere posizione o di agire in maniera decisa e tempestiva.
    Temo, purtroppo, che anche una figura forte con le caratteristiche da te descritte non riesca ad influenzare i capi di governo e i ministri degli esteri degli stati membri finché non ci sarà una vera decisione politica.
    Il problema della scelta dei commissari in base alla loro nazionalità piuttosto che sulla base delle competenze vale per tutti i portafogli, non solo per quello della politica estera.
    I risultati delle urne non sembrano aver avuto effetto sul Consiglio Europeo che non ha ancora ben capito il messaggio. Al momento sembra tutto Business as usual…

    Matteo Latini

    • marcopfe ha detto:

      Grazie Matteo. Io invece ritengo che una personalita’ forte e autorevole forse riesca a dare piu’ sostanza alla posizione di Alto Rappresentante, come ha fatto Draghi spingendo lo statuto della BCE ai limiti…

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