La questione ThyssenKrupp

Parliamo di lavoro e della questione Acciai Speciali Terni (AST) e quindi ThyssenKrupp.

Steelmaking

ThyssenKrupp e’ quotata in borsa e (al dicembre 2013) risultava società posseduta al 23.03 percento da due famiglie tedesche, al 15.08 percento da Cervian Capital, mentre il restante e’ free float, posseduto da investitori privati e investitori istituzionali da tutto il mondo. Inutile andare fuori dall’Ambasciata tedesca a protestare quindi, caro Landini. Al massimo, si puo’ andare sotto la borsa di Francoforte e di Londra. Il governo tedesco non fa ne’ puo’ fare alcuna pressione sulla proprieta’ di un’azienda privata.

Il futuro della AST era nel gruppo finlandese Outukumpu, che ha comprato la divisione acciai inossidabili di Thyssenkrupp nel 2012. Se l’ha comprata vuol dire che Thyssen voleva liberarsene o comunque avere solo una partecipazione minoritaria. Tra parentesi, la fusione delle divisioni delle due societa’ ha comportato licenziamenti anche in Germania. La Meloni che da Giannini parla di “tedeschi cattivi” quindi fa solo ridere i polli. Da denuncia.

Il gruppo Thyssen ha avuto, come altri giganti dell’acciaio, un periodo burrascoso ed e’ tenuto in piedi solo dalla divisione ascensori che va alla grande. Outukumpu, invece, era pronta ad investire nel settore acciaio inossidabile. Purtroppo (o per fortuna,a seconda di come la si guarda), l’autorità europea della concorrenza ha posto come condizione dell’acquisizione che la Outukumpu si liberasse di AST e di vari service centers in Europa, altrimenti avrebbe avuto oltre il 50 percento del mercato. Dopo vari tentativi, la AST e’ ritornata in Thyssen….

Chiedere a Thyssen di continuare a qualunque costo (anche in forte perdita) la produzione in un settore da cui di fatto e’quasi uscita e’ assurdo a meno che non venga dato un sostegno statale continuo per ripianare i conti, che è pero’ contrario alle regole europee.

I concorrenti asiatici di Thyssen, di ArcelorMittal, di Outukumpu, invece, ricevono aiuti di stato a go go e hanno base in Paesi come la Cina e la Corea dove le regole della concorrenza che si applicano ai grandi gruppi di stato e ai Chaebol sono molto piu’ flessibili.

Proprio per i motivi di cui sopra pero’ dobbiamo chiederci se non e’ tempo che in Europa si ricominci a parlare di un minimo, dico minimo, di politica industriale e di ammortizzatori sociali europei. Lo so che tutti i liberisti puri storceranno il naso, ma l’alternativa che vogliono i vari Soloni di destra e sinistra (protezionismo e autarchia) e’ molto, molto peggio.

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International lawyer, political campaigner, convinced liberal and eurofederalist

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Pubblicato su Italian politics

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